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Wiligelmo
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È stato il più importante maestro della mwdqscultura romanica in mwdgItalia, dotato nelle sue opere di una forza vitale e di un senso della narrazione impareggiabile per i suoi seguaci.
Contents
• A Modena
• A Forlì
• Note
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Biografia e attività
Forse originario della zona prealpina lombarda (Como?)cite-ref-3[3], fu essenzialmente attivo nel Modenese.
A San Benedetto Po
Si ritiene che la prima attività scultorea di Wiligelmo sia da rintracciare nei frammenti erratici di tre mwhqMesi provenienti dagli stipiti di un portale della chiesa abbaziale di San Benedetto al Polirone, complesso di fondazione matildica: i pezzi, oggi nel Civico Museo Polironiano, sono riconducibili all'inizi del percorso artistico di Wiligelmo e databili agli anni Ottanta dell'XI secolo.
A Nonantola
L'attività di Wiligelmo e dei suoi allievi è attestata all'mwiaabbazia di Nonantola, anch'essa di fondazione matildica, dove si ammirano i bassorilievi delle mwiqStorie della Vergine e di sant'Anselmo negli stipiti del portale e il potente mwigCristo Pantocratore nella lunetta del portale principalecite-ref-4[4]. L'attività di Wiligelmo e della sua bottega a Nonantola potrebbe essere collocata entro il 1100, cioè poco prima della sua chiamata a Modena.
A Modena
A Modena molto probabilmente lavorò come maestro lapicida sotto la direzione dell'architetto mwowLanfranco (forse originario dalla mwpadiocesi di Como e attivo nell'area padana nell'XI secolo) quando questi fu ingaggiato dai modenesi per l'edificazione della cattedrale, avvenuta nel 1099. Il nome di Wiligelmo ci è noto grazie ai mwpqdistici leonini (scritti in caratteri diversi e dunque sicuramente postumi) che elogiano nel latino dell'epoca la sua opera di scultore: essi sono stati aggiunti, in basso, nella lastra posta sulla facciata del Duomo di Modena, dove si trova la dedicazione e la data di fondazione della chiesa in un cartiglio sorretto dalle figure di mwpgEnoch ed mwpwElia, profeti che furono assunti in cielo senza morire, per sottolineare il carattere di immortalità dell'opera architettonica e scultorea:
(latino)
«Inter scultores
quan/to sis dignus onore,
cla/ret scultura
nunc Vuiligelme tua»
(italiano)
«Quanto tra gli scultori
tu sia degno di onore,
è evidente ora, o Wiligelmo,
per la tua scultura»
(Epigrafe, Duomo di Modena)
Per questo motivo gli sono concordemente attribuite i quattro mwqgbassorilievi alti circa un metro e realizzati in marmo con "mwqwmwraStorie bibliche dalla Creazione fino a Noè", oggi murati nella mwrqfacciata occidentale del mwrgDuomo di Modenacite-ref-5[5]. Si tratta dei più noti rilievi di Wiligelmo con le seguenti raffigurazioni in bassorilievo:
• mwtqDio Padre creatore. La creazione di Adamo. La creazione di Eva. Il peccato originale.
• mwtwIl rimprovero ad Adamo. La cacciata dall'Eden. Il lavoro dei progenitori.
• mwuqLe offerte di Caino e di Abele. Caino uccide Abele. Caino risponde al Signore.
• mwuwLa vendetta di Lamech. L'arca di Noè. Noè e i suoi tre figli.
I quattro pannelli marmorei non furono però in origine realizzati per la facciata della cattedrale modenese, come dimostrano le ammorsature irregolari e i tagli procurati per adattarli agli spazi disponibili: già negli anni Sessanta del XX secolo Quintavalle aveva dimostrato che le quattro lastre scolpite erano i pannelli di un mwvqpontile con mwvgpulpito posto all'interno del duomo e poi (forse in seguito al mwvwterremoto del 1117) riutilizzate per decorare la facciata; questo giustificherebbe anche l'epigrafe celebrativa posta in facciatacite-ref-6[6].
Da essi vediamo emergere le qualità dell'autore: aderenza al tema trattato, espressività ed essenzialità. Gli ambienti non vengono descritti: i soggetti vengono piuttosto colti in azione, esaltando la loro esistenza. Esempio tipico è quello del cieco mwxqLamech che uccide mwxgCaino: la cecità è resa mirabilmente dal suo atteggiamento. Il tutto costituisce una narrazione sommaria; si osservi anche mwxwLa creazione di Eva, dove l'ambiente in cui avviene l'episodio è indicato da una roccia tondeggiante, che rappresenta le acque del fiume Paradiso. Non è il naturalismo romano, classicheggiante o funzionale alla narrazione storica; ma non è neanche la concezione aspaziale bizantina: è piuttosto una trasformazione del simbolismo bizantino. Non è fatto per intuire un'idea, ma per far concepire la realtà del luogo, senza descriverlo dettagliatamente, ma dando efficacemente solo degli accenni per lasciare l'immaginazione allo spettatore. La scultura di Wiligelmo è alquanto rozza, volutamente sommaria, per essere più comprensibile ai fedeli analfabeti cui era didatticamente rivolta. Ciò però non deve indurre a pensare a carenze tecniche dello scultore, perché nei due mwyaGeni portafiaccola, oggi sulla facciata del Duomo (ma anch'essi riutilizzati e provenienti dall'altare), la tecnica di Wiligelmo può dirsi pari a quella delle opere degli scultori classici. Probabilmente, aveva potuto osservare queste opere nei reperti romani venuti alla luce quando si era scavato per cercare pietre, trovando invece la necropoli romana ricca di lapidi e sarcofagi.
Sulla facciata sono murati anche i quattro mwygSimboli degli Evangelisti, in origine parti del pulpito smembrato, sicuramente opera di Wiligelmo e certamente collegato al pontile, come dimostrano esempi coevi.
Inoltre, al maestro sono attribuiti gli stipiti del portale principale, dove realizzò un tralcio abitato nelle parti frontali e dodici profeti, sei per parte, nell'intradosso. A Wiligelmo (in collaborazione con uno dei suoi più abili allievi, il mwzaMaestro delle Metope) sono attribuite altre sculture: le metope che fungevano da contrafforti esterni, con figurazioni di chimere, sirene e mostri (oggi nel Museo Lapidario del duomo modenese), i numerosi capitelli e i semicapitelli.
Nel corso della decorazione del duomo di Modena, Wiligelmo si avvalse ovviamente della collaborazione di diversi allievi, purtroppo tutti anonimi e indicati negli studi con i nomi di Maestro di Artù, Maestro di San Geminiano, autori e/o collaboratori dei portali sui prospetti laterali a settentrione e a meridione. Il primo portale (Porta della Pescheria) mostra nell'intradosso i dodici mwaaMesi e sull'archivolto la leggenda arturiana, mentre sull'architrave, entro riquadri, alcuni animali che derivano dai fabliaux; il secondo (Porta dei Principi) ha sulla fronte un tralcio che corre pure sull'archivolto, mentre sull'architrave è scolpita la vicenda di san Geminiano e del suo viaggio a Costantinopoli.
A Quarantoli
Nella mwbwpieve di Quarantoli si conserva un pulpito di ambito strettamente wiligelmico, con la raffigurazione dei simboli evangelici.
A Piacenza
Wiligelmo forse lavorò anche nella mwcgcattedrale di Piacenza, dove, nei portali laterali, si distinguono le mani dei due artisti: la sua e quella di un altro suo allievo, che diventerà un grande maestro, mwcwNicolò.
A Cremona
Alcuni attribuiscono a Wiligelmo, o alla sua scuola, anche alcuni rilievi, facenti forse parte di un pulpito smembrato, che oggi sono collocati in vari punti della facciata del mwdgDuomo di Cremona e databili a dopo il 1107.
A Forlì
Una lunga tradizione attribuisce a Wiligelmo il mweqSogno e adorazione dei Magi, scultura nella lunetta del portale dell'mwegAbbazia di San Mercuriale a mwewForlì, riconducibile però più correttamente ad ambito mwfaantelamico.
Influenze
Alcuni elementi della sua tecnica ricordano la scultura aquitanica, in modo particolare quella del chiostro dell'mwfwabbazia di San Pietro a Moissac e quella di mwgaSaint-Sernin nella vicina mwgqTolosa, ma ebbe modo di confrontarsi a fondo con la scultura romana, le cui influenze sono chiaramente ravvisabili nei reperti della necropoli della Mutina latinacite-ref-7[7]. Si è discusso a lungo su questi contatti, presupponendo una formazione di Wiligelmo entro l'ambito di quei cantieri. Non vi è dubbio che questi contatti esistano, ma, più che di una dipendenza di Wiligelmo dalle sculture aquitaniche (del resto di poco precedenti quelle di Modena), si tratta di una contemporaneità culturale, di reciproci scambi, pur nell'affermazione individuale della personalità di ogni singolo artistacite-ref-8[8].
Si può parlare di una scuola wiligelmica non solo per i suoi allievi, ma anche per due altri grandi scultori dell'epoca, a lui di poco posteriori: mwiwNiccolò, attivo a mwjaFerrara, e mwjqBenedetto Antelami, attivo a mwjgParma, che mostrano di avere subito la sua influenzacite-ref-9[9].
Galleria d'immagini
Note
cite-note-11. ↑ mwzgmwzwBruno Migliorini mw0aet al., mw0qmw0gScheda sul lemma "Wiligelmo"mw1q, in mw3qmw3gDizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2010, mw3wISBNmw4a 978-88-397-1478-7.
cite-note-33. ↑ mw7wmw8aVittorio Sgarbi, mw8qIl tesoro d’Italia, I tomo, Bompiani, mw8gISBNmw8w 978-88-452-7456-5.
cite-note-44. ↑ mw-aMaurizio Tazartes, mw-qmw-gWiligelmo il grande, su mw-wilpalazzodisichelgaita.wordpress.com, Blog "Il Palazzo di mw-aSichelgaita", articolo pubblicato del 15 giugno 1991 su mw-qmw-gLa Stampa, 9 gennaio 2013. mw-wURL consultato il 23 marzo 2022.
cite-note-66. ↑ mwaq4Arturo Carlo Quintavalle, mwaq8Wiligelmo e la sua scuola, Firenze, Sadea-Sansoni, 1967.
cite-note-77. ↑ mwarmmwarqmwaruWiligelmo, su mwaryScultura-Italiana.com. mwarcURL consultato il 20 febbraio 2016 mwarg(archiviato dall'mwarkurl originale il 3 maggio 2016).
cite-note-88. ↑ mwar0mwar4Emilia-Romagna, Touring Editore, 2010, p.mwar8 40, mwasaSBNmwase mwasiBVE0534332. mwasq«Sostengono il raffinato linguaggio wiligelmico modelli tardo-antichi impreziositi da echi bizantini, aggiornati sui contemporanei motivi provenzali e del bacino del mwasuReno, presumibilmente noti da avori, smalti e altri oggetti importati»
cite-note-99. ↑ mwaskmwasoA.C. Quintavalle (2000).
Bibliografia
• mwas4Roberto Salvini, mwas8Wiligelmo e le origini della scultura romanica, Milano, Martello, 1956.
• mwateArturo Carlo Quintavalle, mwatiProblemi di romanico emiliano. I. Lanfranco, Wiligelmo, Parma 1964-1965;
• mwatqArturo Carlo Quintavalle, mwatuWiligelmo e la sua scuola, Firenze, Sadea-Sansoni, 1967.
• mwatcE. Castelnuovo, A. Peroni e S. Settis (a cura di), Wiligelmo e Lanfranco nell’Europa romanica, atti del convegno (Modena, 24-27 ottobre 1985); Modena, Panini, 1989.
• mwatkA. Calzona e A. C. Quintavalle (a cura di), Wiligelmo e Matilde l’officina romanica, catalogo della mostra (Mantova, 1991); Milano, Electa, 1991.
• mwatsChiara Frugoni, Wiligelmo. Le sculture del Duomo di Modena, Modena, Panini, 1996.
• mwat0Chiara Frugoni (a cura di), Il duomo di Modena - The cathedral of Modena, Modena, Panini, 1998.
• citerefei-wiligelmoPietro Toesca, WILIGELMO, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937. URL consultato il 23 marzo 2022.
• citerefa-c-quintavalle-2000Arturo Carlo Quintavalle, WILIGELMO, in Enciclopedia dell’arte medievale, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000. URL consultato il 23 marzo 2022.
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itWiligèlmo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefsapere-itWiligèlmo, su sapere.it, De Agostini.